BOLOGNA RIFLETTIAMO!

“A” di ambientamento

6 giugno 2018
Il giorno in cui finalmente puoi dire di esserti ambientato in una nuova città, di sentirti un po’ a casa anche in un posto che fino a pochi mesi prima ti era totalmente alieno, é quello in cui, passeggiando fra le sue strade, inizi a collegare dei ricordi ai luoghi che, da vuoti di senso, iniziano a suonarti più familiari.
E’ capitato a me pochi giorni fa, tornando a casa per le vie del centro dopo aver accompagnato Thebigone a ginnastica.
Via Castiglione. Un negozio che scoppia di cose usate – ma di lusso – per bambini. Quello in cui siamo venuti noi 5, il sabato prima che iniziasse la scuola alla ricerca dei fantomatici grembiuli. Ah, ci vuole quello col logo della scuola? Ah, ce ne vogliono almeno due perché si sporcano? Ci vuole anche la tuta loggata per la ginnastica? Magliette due, si certo, perché si sporcano. Si dai, già che ci siamo prendiamo anche il sacchetto con il nome ricamato per l’asilo! E via 300€ in men che non si dica.
Via Castiglione – angolo via Cartoleria: il Teatro Duse. Ci siamo stati qualche sera fa ad assistere al primo saggio di danza della nostra Supermiddleone. Un’esplosione di tutu’, parenti emozionati e mamme con il bouquet in mano da consegnare all’uscita alla ballerina in erba. Alla mia é bastato un grande bacio di mamma, papà e sorella e tutti a nanna a mezzanotte! Bei momenti.
Via Castiglione – angolo via de’ Poeti: dei gradini ti portano in una storica osteria. Una cena con i nostri amici francesi. Le chiacchiere e poi la musica italiana dal vivo a tutto volume. Ricordi lontani delle Cantine Ronchi milanesi si affacciavano alla memoria, ma vent’anni dopo e con una babysitter che come Cenerentola ti aspetta a casa entro la mezzanotte.
Piazza Minghetti. Un appartamento con soffitti di 5 metri e stoffe ornamentali alle pareti. “No grazie non fa per noi. Bellissimo, eh, ma i miei tre Unni qui dentro proprio non ce li vedo“. E poi la scritta “NO RENZI” sotto la finestra non mi garba!
Poco più in là, un ristorantino all’aperto, una cena estiva, noi 5. Le bambine che correvano. Noi che cercavamo di goderci uno dei primi momenti di vita bolognese, con la sensazione di essere marziani capitati sulla terra.
Via Pescherie Vecchie. Le mie mattinate. Io e Mister3 ormai li conosciamo tutti i negozianti della via. Lui li saluta come se fosse il Papa, e io mi godo l’atmosfera della vera genuinità bolognese. Il formaggiaio che ti fa assaggiare pecorino e prosciutto alle 9 del mattino. Il fruttivendolo che ti allunga un po’ di zenzero per tirarti su la pressione. Il caffè da Eataly, passeggiando fra scaffali di libri ed uscendo sempre a mani vuote (tanto poi li scarico sul kindle!). La pizza da Rossopomodoro quella volta che ci siamo incontrati per caso con i genitori di una compagna di scuola, diventati poi cari amici.
Piazza Maggiore. La processione della Madonna di San Luca. Salaborsa, quelle rare volte in cui ci abbiamo passato veramente più di 10 minuti. La neve ad aprile e le bambine a fare scivolate. La farmacia comunale, mia assidua frequentazione da lieve ipocondriaca (sottolineo lieve).
Via Massimo d’Azeglio. Il gelato di Grom nelle giornate primaverili in cui non sapevo dove portare la ciurma. La Mondadori, dove Thebigone ha scoperto la passione per Geronimo Stilton e dove ci rifugiamo nelle giornate di pioggia.
Piazza de’ Celestini. E quei gradini della chiesa su cui quel giorno mi sono seduta a piangere al telefono con i miei genitori, presa dallo sconforto di una città che non mi apparteneva. E ancora, qualche mese dopo, quel caffè con la mia amica francese e i suoi figli in preda ad un attacco di gastroenterite fra i tavolini del bar e fra le facce disgustate dei poteri avventori.
Via Santa Margherita, e quella signora della lavanderia con tanta voglia di chiacchierare.
Strade, marciapiedi, scorci che all’improvviso ti ricordano un episodio. Una persona. Una giornata.
E allora ti ricordi che lo avevi già pensato arrivando a Parigi. Che all’inizio non c’é nulla che ti faccia sentire a casa fino a quando i ricordi iniziano ad accumularsi e a popolare le strade di queste città che, per un tratto più o meno lungo di vita, ci accolgono.
Ci vuole tempo. Si, il tempo. Io ogni tanto non me ne concedo a sufficienza. E invece no. Bisogna aspettare. Perché dopo un po’ ci si sente a casa davvero ovunque.
By La Blonde

 

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