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Bilinguismo: una scelta di vita

22 ottobre 2018

Ammettiamolo: quando eravamo piccoli noi (generazione Seventies su per giù) tutto era più semplice per mamme e papà.

Molti di noi stavano a casa fino ai 3 anni accuditi dalle mamme non lavoratrici o da nonni e tate.

Dopodichè venivamo spediti, senza neanche pensarci troppo su, nella scuola pubblica sotto casa o, se proprio proprio, in quell’uno o due istituti privati più rinomati del quartiere.

I criteri di scelta fondamentali erano: la vicinanza a casa, la buona reputazione e, perché no, l’iscrizione di altri amichetti possibilmente nella stessa classe.

Qualche impavido si avventurava addirittura alla scuola tedesca o a quella francese ma solo se aveva la mamma o il papà di quella nazionalità.

Oggi tutto è cambiato. Il mondo è cambiato. E con lui, gli strumenti che noi genitori cerchiamo di offrire ai nostri figli per prepararli ad affrontarlo al meglio.

E fra questi strumenti il primo è sicuramente la padronanza della lingua inglese o, perlomeno, di una seconda lingua.

E così, fin dalla primissima infanzia, davanti a noi si apre un ventaglio infinito di possibilità, disorientandoci, facendoci venire mille dubbi, togliendoci a volte persino il sonno.

Fin dall’asilo nido possiamo scegliere fra scuole bilingui, inglesi, americane, internazionali, francesi e tedesche, sempre più capillarmente distribuite nelle nostre città.

E quand’anche i consigli di amici e parenti non ci bastassero esistono siti internet che ci aiutano ad orientarci in questo intricato panorama e confrontare scuole bilingui e scuole internazionali.

Sicuramente tutto è più semplice per chi ha la fortuna di espatriare in famiglia per un periodo della propria vita. Com’è successo a noi quando, con le bambine ancora in età da materna, ci siamo trasferiti a Parigi. Lì le mie figlie si sono dovute confrontare, per forza di cose, con il bilinguismo e solo allora ne ho capito la rivoluzionaria portata.

Perché lo sviluppo del bilinguismo nei bambini comporta molto di più della conoscenza di due lingue!

Numerosi studi scientifici hanno in effetti dimostrato che, in aggiunta ai benefici ben noti come l’accesso a due culture, la maggior tolleranza verso il diverso e gli indubbi futuri vantaggi sul mercato del lavoro, il bilinguismo conferisce benefici molto meno conosciuti ma forse anche più importanti sul modo di pensare e agire in diverse situazioni.

I bambini bilingui hanno una maggior abilità nel distinguere tra forma e significato delle parole: questo è dovuto al fatto che possiedono due vocaboli per lo stesso referente e due modi di esprimere lo stesso concetto. Grazie a questa maggiore abilità metalinguistica, molti bambini bilingui imparano a leggere prima dei monolingui.

Inoltre, la conoscenza intuitiva della struttura delle lingue avvantaggia i bambini bilingui nell’apprendimento di una terza o quarta lingua.

I benefici cognitivi più generali del bilinguismo riguardano, poi, il controllo esecutivo sull’attenzione.

E`dimostrato, infatti, che i bilingui sono di solito avvantaggiati, rispetto ai coetanei monolingui, nel passaggio rapido da un compito ad un altro quando entrambi i compiti richiedono attenzione selettiva e capacità di ignorare fattori interferenti.

Il fattore principale è che le due lingue sono sempre attive simultaneamente nella mente. I bilingui, quindi, sviluppano un meccanismo di inibizione che consente loro di mantenerle separate, in modo tale da limitare l’interferenza della lingua non in uso su quella in uso.

Tutto questo l’ho capito solo dopo averlo sperimentato sulla pelle delle mie figlie.

Prima di imbattermi in questo percorso di bilinguismo – lo ammetto – qualche preoccupazione sull’eventuale confusione mentale che una doppia/tripla lingua potesse ingenerare sulle mie piccoline, l’ho avuta anche io.

La mia supermiddleone, ad esempio, catapultata a 2 anni in un asilo bilingue inglese/francese, ha iniziato a parlare parecchio dopo rispetto ai suoi coetanei: il suo cervello era impegnato a decifrare segnali nuovi, incasellarli nel cassettino linguistico giusto e poi, finalmente, elaborarli e farli uscire.

E cosi è stato. Lentamente le parole sono arrivate (e non si sono più fermate!), talvolta mescolate fra di loro (“adesso ti attrappo! dal francese je t’attrappe!), talaltra con un accento francese talmente perfetto da commuovermi.

E per chi all’estero non va? La decisione si fa ancora più ardua perché, in fondo, è una scelta di vita.

I costi delle scuole bilingui sono spesso elevati e la posizione geografica non sempre felice.

Io, però, sono convinta che, potendolo fare, sia il miglior investimento che si possa fare per un figlio, nella convinzione (o speranza!) che i nostri bambini abiteranno in un mondo sempre più globale e aperto e che più flessibilità e strumenti linguistici gli avremo messo a disposizione per viaggiarlo in lungo e in largo, questo mondo, e più avremo svolto bene il nostro ruolo (bastasse solo quello…).

By La blonde

 

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