RIFLETTIAMO!

Mamma o maman? L’intervista di Rosa

26 novembre 2015
Rosa, rosae, rosa… Lo so, un po’ scontato ma come descrivere in modo diverso una persona con così tante sfaccettature? Rosa è una mamma, partiamo da lì. Perché questo è il primo motivo per cui l’abbiamo incontrata: con lei lanciamo una serie di ritratti-interviste di donne, mamme italiane che vivono a Parigi alle quali chiediamo una domanda di fondo: sei più una mamma (all’italiana) o una maman (french rules)? La risposta è ovviamente sempre complessa e piena di sfumature, ma l’idea che ci interessa è capire come noi donne italiane diventate mamme in un altro paese o espatriate con i figli, combiniamo ogni giorno queste due culture, questi due modi di essere genitori, queste due educazioni molto diverse, anche se con molte più similitudini di quelle apparenti.
Ma torniamo alla nostra Rosa, che è una, mille, centomila. Milanese di nascita ma con genitori, animo (e accento!) profondamente siciliani. Figlia di una mamma in gambissima che viene a trovarla spesso e se la cava meglio di una ragazzina in viaggio. Moglie di un direttore creativo francese incontrato a Torino e seguito poi a Parigi da 5 anni. Mamma di due maschietti dai nomi classici e poetici (di cui uno, in particolare, di età 9 mesi, è un ANGELO. Testimonianza diretta). Rosa ha lavorato per il cinema e la televisione, e ora si è reinventata qui a Parigi. “Quando sei lontano, e togli tutto quello che sei in superficie, non rimane molto, ti resta l’essenziale. Da cui riparti. Per me sono state le radici. La cucina e l’Italia”. Ed ecco che Rosa si rimette a studiare, un Master in Culture alimentari e crea Rosa Vanina, la chef à domicile, che cucina al posto tuo. A casa di amici e clienti, Rosa arriva con i suoi prodotti freschissimi, quasi solo di pesce, e prepara una deliziosa cena siciliana, con amore, come se fosse per la sua tribù. Questa attività le consente di stare tanto con i suoi bimbi e di godere appieno di questa incredibile città.
IMG_2598Ecco la sua intervista, grazie Rosa per tutte le Rose che ci hai svelato!
In che zona abitate?
Viviamo nel 15e, ho scelto di vivere qui, vicino al parco Georges Brassens. Per me era fondamentale supplire alla mancanza di spazio in casa, con una zona di verde vicina. Marcel vive fuori! Usciamo da scuola e passiamo due ore al parco quasi ogni giorno.
Come ti sei sentita all’arrivo a Parigi?
All’inizio è stata dura. Ho fatto dei colloqui, ma era difficile per me entrare in ambito culturale, senza essere introdotta. E poi volevo occuparmi di Marcel, che aveva due anni e mezzo, e capiva perfettamente il francese, ma pensava che tutti i francesi parlassero italiano come il suo papà! Non avevo un posto alla crèche, allora sono stata con lui fino all’ingresso a scuola, mettendolo un paio di giorni a settimana in una halte-garderie. Ma non amavo molto quel posto: qui in Francia, si chiede ai bambini di essere iper-socievoli e iper-autonomi. Mio figlio non era abituato alla collettività, ma spettava a lui adattarsi. Questa è la mentalità della scuola tipica della République.
Com’è la vostra routine con i bambini?
Colazione tutti insieme la mattina, io mi sveglio un pochino prima per prepararmi e occuparmi di Jacques. Poi mio marito porta Marcel a scuola e io sistemo la casa, gioco col piccolino, e faccio varie commissioni (Jacques viene con me ovunque!). Poi lui fa la nanna e io studio un po’. Alle 16.30 andiamo a prendere Marcel e parco, parco parco. Poi inizia la maratona del bagno, cena, compiti. Tutto con la consapevolezza della pressione francese del: prima i tuoi figli vanno a dormire, più tu sei una mamma virtuosa. I miei ovviamente non ci vanno mai prima delle nove…La cosa fondamentale per cavarsela in questo caos è la rete di solidarietà che si crea con le altre mamme: per aiutarsi, organizzare la attività dei bimbi per esempio. A turno c’è chi porta, chi recupera. Il week-end stiamo in famiglia, usciamo, andiamo a vedere mostre (i bimbi sono sempre venuti con noi fin da piccoli). La cosa da non fare assolutamente a Parigi è stare chiusi in casa. Ed è uscendo che ti accorgi di quant’è bella questa città. Io sono decadente come Parigi, amo questo formicaio di persone in cui la bellezza è così importante.
Dove portare i bimbi a Parigi?
Io ho passato una vita alla ménagerie del Jardin des Plantes. Ha un qualcosa di antico che mi piace tantissimo: quando ci vai, immagini la giraffa quando è arrivata da chissà dove a Parigi, Poi i concerti: per esempio, al Café de la Danse, dove andiamo spesso, noi ci siamo sempre portati dietro Marcel, perché gli davano le cuffie per proteggerlo dal suono troppo forte. Oppure ai concerti per famiglie della salle Pleyel, la domenica mattina.
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Com’è stato diventare mamma in Italia e qui?
Il parto in Italia è stato un incubo. Ho fatto 36 ore di travaglio e nessuno voleva farmi l’epidurale. Mi hanno trattata malissimo perché avevo difficoltà ad allattare. Il parto di Jacques invece qui, è stato bellissimo. Non  avevo nessun tipo di dolore, ero lucida, sentivo tutto, abbiamo parlato, scherzato perfino lavorato con mio marito. Ho vissuto tutto con gioia, ed ero in un ospedale pubblico. Trattata come una principessa.
Qual è la differenza tra i due modi di essere madre?
In Francia puoi essere una “cattiva mamma” e nessuno te ne vuole. Puoi essere quello che sei e pazienza, socialmente nessuno ti criticherà. Però in Francia devi fare figli. Se non ne hai ti devi giustificare, c’è per forza qualcosa che non va. In Italia è più comprensibile fare un figlio solo, perché in tanti lo fanno tardi, sono consapevoli della difficoltà di fare figli. Però quando arrivano, tu devi essere per forza la migliore mamma del mondo. Il contrario di qua: sii madre, non importa come sarai.
E poi questi bambini non mi sembrano più infelici di quelli italiani, non si ammalano di più. Poi però vedi quanto conta il doudou per i bimbi francesi e capisci quanto rappresenti la sicurezza che forse non hanno altrove…
Un’altra cosa che adoro della mentalità qui: mio figlio gioca a rugby da un paio d’anni e anche in pieno inverno o con la pioggia, lui è fuori e gioca. A me da un gran senso di libertà. In Italia, li terrebbero chiusi dentro. In Francia la corrente d’aria non esiste!
Due insegnamenti da rubare alle mamme francesi e due alle italiane.
Alle mamme francesi ruberei la capacità di considerare se stesse come una parte fondamentale per il benessere dei propri figli. In modo leggero e rivendicato con ironia. E la leggerezza. All’educazione italiana, la capacità di darsi con gioia senza avere il problema di mettersi in avanti. Sono le due facce di una stessa medaglia. Bisogna trovare l’equilibrio tra queste due facce, e solo l’assenza di senso di colpa può darti questo equilibrio.
By la Brune
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2 Comments

  • Reply Mari 26 novembre 2015 at 20 h 16 min

    Brave! Articoli e suggerimenti sempre più interessanti…che fanno superare un po’ pensieri e paure del momento!

    Mg

    • Reply la Blonde 28 novembre 2015 at 17 h 42 min

      Grazie mille!!!

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