RIFLETTIAMO!

La scuola : una scelta difficile per vere mamme zen !

15 febbraio 2016
Premessa: per quanto mi ritenga una persona decisa ed una mamma altrettanto sicura, metto in dubbio le scelte che faccio con le mie figlie un giorno si e uno no.
Non tutte, sia chiaro!
Ma la scelta della scuola é da sempre uno dei nervi scoperti delle mie granitiche certezze.
E di certo il sistema non mi aiuta.
Magari fosse facile come quando eravamo piccoli noi! Si andava tutti alla scuola di zona e il massimo della difficoltà per i nostri genitori era scegliere tra quella pubblica o quella privata. Ecco tutto.
Ora invece, sin dall’asilo nido, ti si apre un ventaglio di possibilità da far venire la tachicardia anche alla mamma più zen, soprattutto se, come me, vive all’estero in una delle capitali più stimolanti, multiculturali e vivaci del mondo: Parigi!
Ed ecco che inizia il girone dantesco dei consigli: ti ritrovi a chiedere alle amiche italiane che abitano qui da anni, alla vicina di casa con quattro figli e un cane ed un’aria ancora vagamente sana di mente, alla pediatra, alla nounou che porta in giro passeggini quadrupli (giuro esiste!), chiedi persino alla panettiera, tutti possono illuminare il buio che si é creato nella tua, fino ad allora, lucidissima testa!
E’ allora che le informazioni iniziano a prendere forma, accavallandosi alle tue percezioni, ai tuoi pregiudizi, alle tue, non più tanto granitiche, certezze.2_Ecole-2
Si potrebbe senz’altro optare per una buona SCUOLA FRANCESE di zona, perché complicarsi la vita?
Qui l’impatto visivo é ottimo: li vedi entrare ben vestiti, con quello stile un po’ retro’ – che io adoro -, la cartella al posto dello zaino e le ballerine anche in pieno inverno, sportivi senza ombrello sotto la fine pioggerella, educati come soldatini ed autonomi come i figli che avresti sempre voluto avere.
Poi, pero’, ti scontri con i racconti di tutti i “consiglieri” di cui sopra, racconti fatti di lezioni di recupero, pagelle e schede didattiche fin dalla scuola materna, spinta alla competizione, ansia da prestazione, classi di serie A e di serie B, qualche rigidità di troppo, studio mnemonico e altre cosuccie che non fanno al caso mio!
Ma come, sei a Parigi e non cogli l’opportunità di mandare le tue figlie nelle prestigiosissime SCUOLE BILINGUI? Sai cosa vorrebbe dire togliersi il problema dell’inglese e del francese (e poi pure del cinese, giuro!) a sei anni?
Questa frase si ripete come un mantra nei salotti mondani riempiti dalle rassicuranti ciacole tra expats, e mi tenta, eccome se mi tenta!
La mattina dopo sto già smanettando sul mio pc.
Hanno sigle impronunciabili, locations di prestigio, e un iter di iscrizione che sarebbe più facile avere appuntamento alla Casa Bianca.
I bambini vengono sottoposti a colloqui con la direttrice, la psicologa e chi più ne ha più ne metta, vengono rivoltati come calzini per vedere, in sostanza, se hanno già acquisito tutte quelle competenze che, a mio parere, dev’essere proprio la scuola a insegnargli!!
Dopodiché, facilmente vengono scartati con un “riprovi il prossimo anno, per ora il bambino é ancora immaturo”. E intanto gli hai lasciato 200€.
No grazie, non fa per me.
Una scuola MONTESSORI? Parigi é piena e il metodo é eccellente (testato dalla mia Number2 dai 2 ai 3 anni): ma non saranno un po’ fuori dal mondo dei bambini che alle elementari apprendono la matematica sull’abaco o con le tesserine di legno? Riusciranno ad inserirsi in percorsi scolastici “normali”? Dubbi leciti di una persona in fondo in fondo molto tradizionale.
Alla fine la decisione é arrivata un po’ per comodità, un po’ per caso: la SCUOLA ITALIANA.
Piccola, familiare, un po’ scalcinata, vicina a casa e piena di mamme e papà (coppie miste di italiani, francesi, cileni, brasiliani, spagnoli, ungheresi…) che, come noi, stanno vivendo un’esperienza più o meno lunga all’estero.
E’ quel “come noi” che fa la differenza.
Essere tutti nella stessa situazione facilita la creazione di una rete, di una seconda famiglia, rassicurante, piacevole, allegra (e comoda!).
L’insegnamento é tradizionale – come piace a me – ma nello stesso tempo basato sul gioco e sullo sviluppo della creatività.
Non si lascia indietro nessuno: chi é in difficoltà viene aspettato ed aiutato dai suoi compagni.
I bambini imparano il francese, l’inglese, ma anche il veneto, il toscano e il siciliano.
La scuola é piccola ma questo consente alle mie figlie di essere in due aule, una accanto all’altra.
I bambini della materna vanno alle feste dei bambini delle elementari e viceversa; e i bimbi di prima fanno le attività pomeridiane con quelli di seconda, terza, quarta e quinta.
Si festeggia la Befana e pure la Fête des Rois!
E allora mi dico: devo smetterla di andare alle cene e giustificarmi per il fatto di non aver scelto la scuola francese, americana, bilingue, inglese, o alsaziana!
Ho scelto la scuola italiana perché é una buona scuola; perché le mie figlie sono e saranno per sempre italiane; perché tornano a casa felici; perché mi piace che imparino a scrivere correttamente la mia lingua e che al liceo studino Manzoni.
Forse da domani riprendero’ a smanettare sul mio pc alla ricerca della scuola perfetta, ma per oggi mi godo questo stato di serena consapevolezza di aver fatto una buona scelta!
By La Blonde

La Blonde

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