BOLOGNA RIFLETTIAMO!

Si riparte!

20 aprile 2018
cambiamento, traguardo
Oggi ho disdetto pezzi della nostra vita. Casa, scuola e babysitter da stamattina sono in scadenza.
Cavolo, che botta ogni volta!
Puoi anche essere contenta di lasciare un posto, ma quando ti trovi a disfare tutto quello che faticosamente hai messo in piedi neanche un anno prima, il cuore un po’ sanguina sempre.
E allora non posso che scusarmi in primis con te, Bologna, per non averti dato nemmeno il tempo di farti conoscere meglio.
Sai, non é scoccata la scintilla. Uscivo da una storia troppo coinvolgente e forse non ero pronta a lanciarmi fra le braccia di qualcun’altro…Sei interessante ma non sei il mio tipo!
E poi, non siamo mica tutte Wonder Woman, eh? Che dove ci sposti stiamo, sempre con il sorriso e l’entusiasmo a mille!
Nemmeno noi che ci vantiamo di essere persone flessibili. Mamme nomadi. Donne positive ed ottimiste. Mogli con la valigia sempre pronta.
Macché! Siamo umane, umanissime, fragili, fragilissime. Donne che faticano a mandare avanti un ménage quotidiano che definire impegnativo é riduttivo. Mamme che alternano momenti di orgoglio ad altri di sfiducia e frustrazione. Mogli che, a un certo punto, fanno i capricci, battono i piedi e dicono “esisto anche io, sai?“, con le mie ambizioni e i miei desideri, con la mia voglia di mettere radici, di esprimere al meglio le mie potenzialità.
Che poi capricci non sono. Forse li chiamerei piuttosto sacrosanti diritti. Bellissime sfumature dell’animo femminile, in perenne equilibrio tra la realizzazione di sé e l’accudimento prezioso della sua tribù.
E poi le mie scuse vanno a voi, bambini miei con la valigia.
Scusate se vi obbligo, dopo appena un anno, a cambiare di nuovo tutto.
Quando ho messo a fuoco che Mister3, ad appena 20 mesi potrà dire di aver vissuto già in 3 città, non ho saputo se sentirmi terribilmente fiera o terribilmente in colpa.

Ma perché, poi, darsi sempre un giudizio? Non abbiamo colpe e non meritiamo medaglie. Seguiamo semplicemente il flusso della vita, cogliamo occasioni, prendiamo le decisioni che speriamo possano essere le migliori, talvolta sbagliamo, altre ci becchiamo. Ma ce la mettiamo sempre tutta.

bambini, viaggiatori, trasferimenti

Ed ora veniamo alle note dolenti…
Come dire a un bambino “ci trasferiamo di nuovo“?
Beh, ormai dovrei essere diventata una veterana eppure un filo d’ansia per la loro reazione c’é sempre, anche perché nel frattempo le età cambiano e non sai mai cosa aspettarti.
Quello che posso dirvi é che il terreno va preparato settimane, mesi prima dell’annuncio.
Io, ridendo, lo chiamo “lavaggio del cervello”, quella sottile azione di condizionamento (a fin di bene!) che possiamo ancora permetterci finché sono in età infantile.
Bambine, guardate che sole oggi! Pero’ mannaggia non so dove portarvi a giocare perché l’unico parco che c’é in questa città é lontano da casa. Possibile che a Bologna non ci siano aree verdi in centro come, invece, ci sono a MILANO???“.
Ma se fosse cosi facile non ci faremmo nemmeno tante paranoie. E, invece, la faccenda é molto più delicata.
In ballo ci sono i loro sentimenti che tu, da genitore, non vorresti mai turbare.
E così, quando arriva il giorno in cui si comunica ai propri figli il trasferimento in un’altra città, ecco che bisogna sforzarsi di non farsi sopraffare dalla paura della loro sofferenza.
Bisogna mantenere la calma e trasmettere nelle nostre parole fiducia ed entusiasmo.
Ripetersi, come un mantra, che queste piccole frustrazioni li aiuteranno a diventare grandi e forti e che ciò che importa davvero, a quest’età, é la solidità di una famiglia unita.
Fondamentale é il nostro atteggiamento positivo rispetto al cambiamento proposto (meglio se ci crediamo veramente anche noi!).
Se i nostri bambini ci sentiranno tranquilli, sereni e positivi, non entreranno in uno stato di allarme e vivranno il cambiamento come una bella avventura di squadra, pur con un po’ di sana tristezza.
Il segreto é farli sentire privilegiati. Loro che, a differenza di tutti i bambini che vivono sempre nella stessa città (“ma pensa che noia poi!”), hanno amici in giro per il mondo. Loro che conoscono più lingue. Loro che possono visitare nuovi posti e cambiare look alla loro cameretta ogni due anni. Loro che sono dei piccoli viaggiatori, alti poco più di un metro ma con tante esperienze già da raccontare. Loro che mandano messaggi vocali in giro per l’Europa e ogni anno vanno in classe a salutare i vecchi compagni. Loro. Figli di skype e di una generazione pronta a sentirsi a casa ovunque.
Infatti sono loro a stupirci, sempre. A darci la carica. A tranquillizzarci. A renderci orgogliosi di come stanno crescendo.
Loro che, radunati intorno al tavolo per ascoltare la grande notizia, si aprono in un sorriso un po’ beffardo e ti dicono: “comunque lo avevamo già capito da un bel po’, mamma!”
Bon vent a tutti i piccoli e grandi nomadi!
By La Blonde

 

 

 

 

 

 

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