RIFLETTIAMO!

Smartphone e adolescenti: intervista a Carlotta, mamma italo-francese

30 novembre 2017

Se i vostri digital natives stanno finendo le elementari, probabilmente sarete alle prese con la gestione della domanda più ricorrente in pre-adolescenza: “mamma posso avere uno smartphone ?

Spesso questo é infatti il regalo di Natale piu’ richiesto verso gli 11 anni.
Avendo io figli ancora in età da “mamma mi compri in edicola la bustina con il cagnolino Coccolo?”, ma sapendo quanto l’argomento possa interessare tante di voi, ho chiesto lumi a Carlotta, mamma italo-parigina di due fanciulle in età da scuola media.
Ed ecco cosa é venuto fuori.

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Carlotta, a che età hai concesso il cellulare alle tue figlie ?

“Quando mia figlia maggiore ha cominciato il Collège (la nostra scuola media), a 11 anni le ho passato il mio vecchio NOKIA. Era già da due anni che con stoica resistenza mio marito ed io sopportavamo le sue estenuanti richieste di avere uno smarphone.
Non capivamo bene quale fosse il suo vero bisogno visto che già le avevamo concesso un IPOD, un tablet KINDLE, l’utilizzo del PC di famiglia, un suo indirizzo mail ed il permesso di utilizzare quest’armata di digital devices per mezz’ora al giorno.
Tuttavia, da genitori comprensivi e moderni quali ci sentivamo, cedevamo ancora, concedendole un telefonino vecchio modello, di seconda mano, ma pur sempre un telefonino!

Credevamo di averla fatta felice salvo poi accorgerci, di li a poco, che in realtà avevamo capito molto poco sulla socializzazione e sui bisogni della nostra neo pre-adolescente.

Cosa cambia con l’ingresso alla scuola media?

L’entrata al Collège in Francia é un momento fondamentale: i genitori non accompagnano piu’ i figli fino al portone della scuola, le mamme non socializzano piu’ come alle elementari, i compagni sono in gran parte nuovi, bisogna adattarsi alle nuove regole e al nuovo vocabolario della “cour”, ai nuovi orari corti e diversi di giorno in giorno, e soprattutto al fatto che i ragazzi, all’improvviso, tornano a casa da soli o accompagnati da qualche amico, spesso sconosciuto alla famiglia.
Molti genitori cedono così alla richiesta dello smartphone con la scusa di poterli controllare a distanza con qualche favolosa APP, ma noi no, per carità, eravamo fieri di aver accordato il vecchio NOKIA a nostra figlia e di basare il nostro rapporto sulla sola fiducia.
Dopo qualche mese, pero’, ci accorgevamo che qualcosa non andava: non solo nostra figlia non usava mai il telefonino davanti agli altri ma addirittura lo nascondeva in fondo allo zaino, sfoggiando, invece, con fierezza un vecchio Ipod rotto nella tasca posteriore dei pantaloni …
Pur di non tirar fuori il preistorico NOKIA annotava persino a penna tutti i numeri che si scambiava con i nuovi compagni!!!

Non ci volle molto a capire che il suo bisogno non era quello di avere uno strumento di comunicazione quanto di possedere un oggetto simbolico di appartenenza/identità alla nuova comunità adolescenziale nella quale era approdata. Bastava portarlo in bella vista nella tasca posteriore dei pantaloni!

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Come avete reagito tu e tuo marito?

Capendo che la problematica era ben più sottile e profonda, le promettevamo che, se i risultati scolastici fossero rimasti buoni, avrebbe potuto prendere in uso il mio vecchio smartphone a partire dalla 5ème (seconda media), ma continuammo ad impegnarci a parlare in famiglia del corretto uso e dei pericoli derivanti dall’utilizzo scorretto di smartphone e tablet soprattutto da parte dei altri coetanei di cui non conoscevamo la famiglia , oltre che delle dinamiche e della formazione della propria identità fuori e dentro al gruppo.
Insieme a lei abbiamo stabilito delle regole ed un tempo massimo di utilizzo giornaliero, affinché la sua concentrazione per lo studio e per la vita reale non venisse penalizzata.

Quali tipi di formazione sulla prevenzione e sull’uso di internet esistono in Francia?

Per il momento pochi ma ad esempio la Préfecture de Police ha creato da poco il PERMIS INTERNET destinato ai bambini del CM2 (5a elementare) sull’onda del successo del PERMIS PIETON.

La mia seconda figlia ha beneficiato di questa mezza giornata di formazione con esamino finale sotto forma di MCQ, e ha imparato un sacco di cose divertendosi.
E’ fatto molto seriamente e se il bambino non risponde bene non ottiene il PERMIS.Alla fine comunque l’importante é che i bambini ne parlino a casa. L’aspetto positivo é che si tratta di un programma nazionale fatto in tutte le scuole di Francia, sia pubbliche che private, gratuitamente.
Ad oggi manca un seguito, ovvero una seconda puntata sull’argomento per vedere se gli anni seguenti i ragazzi applicano davvero le regole imparate, se vengono confrontati a nuove situazioni, ecc ecc.
Idealmente si potrebbe affrontare l’argomento in piccoli gruppi grazie anche all’uso del role playing.

Tuttavia, piu’ recentemente ho avuto occasione di assistere a conferenze di associazioni indipendenti che propongono formazioni specifiche per i ragazzi dai 13 ai 17 anni, sempre in ambito scolastico e che vanno ad integrare quello che non c’é ancora sul tema nei programmi ufficiali. 

Oltre al cyberbullismo viene anche introdotto l’argomento della pornografia in rete. Gli istruttori di queste associazioni sono informatici e non poliziotti, in genere sono bene accolti dai ragazzi perché parlano il loro linguaggio, hanno una casistica impressionante da citare sul quel che succede spesso tra adolescenti ma soprattutto hanno elaborato una serie di “best practices” da adottare non appena si verifica un problema.
Poi ovviamente ci sono i libri: lo sviluppo di una vera e propria letteratura per ragazzi sull’argomento é ancora agli inizi. Per cominciare posso suggerire due titoli, a partire dai 9 anni: HANNO TAGGATO BIANCANEVE”, di Monica Marelli e “LES PETITES REINES” di Clémentine Beauvais: due piccoli romanzi sulle conseguenze del cattivo uso dello smartphone e sull’amplificazione del bullismo nell’era digitale.

Infine gli ATELIERS DI CODING, un nuovo modo per distogliere i teenagers dal giocherellare troppo sullo smartphone per confrontarsi invece con il vero e proprio linguaggio informatico e acquisire cosi’ vere e proprie competenze da applicare in tanti altri campi.

Grazie Carlotta!

 

By La Blonde

 

 

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1 Comment

  • Reply Gianni Ferrario 30 novembre 2017 at 22 h 14 min

    Articolo interessante e ben scritto. Complimenti
    Gianni

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