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Vita da expat: riflessioni e divagazioni di una mamma italiana a Parigi

21 dicembre 2015
Leggere il post della mia amica Valentina Stella mi ha fatto venir voglia di mettere nero su bianco qualche pensiero in libertà sulla mia esperienza di vita all’estero ovvero sul mio nuovo status sociale di EXPAT!
Si, perché quando vivi all’estero, non fa più differenza se sei di Milano Torino o Roma: sei un expat, fai parte cioè di quel cerchio magico di persone che, sradicate dalla loro città di origine, vivono come te un’esperienza più o meno lunga in terra straniera e, come te, sentono il bisogno di appartenenza, di gruppo, di famiglia.
Essere expat significa non avere pranzi di famiglia la domenica ma aver voglia comunque di fare un pranzo: e così ci si cerca, ci si organizza, ci si ritrova, grandi, piccoli, piccolissimi e tante, tante pance.
Già, le pance: non chiedetemi perché ma le trasferte in terra straniera producono una carica ormonale con annesso desiderio di maternità in misura direttamente proporzionale alla loro durata.
Sarà che viviamo in paesi dove le famiglie hanno in media 2 o 3 figli, sarà che l’unione fa la forza, sarà che le ostriche sono afrodisiache, ma da queste parti non si può dire che non ci diamo da fare!
E poi c’é quella sensazione, alquanto galvanizzante, di “superpoteri” che ti pervade quando sei una mamma expat. Tu che, a differenza di tutte le tue amiche che in Italia vivono di fianco a mammà, sei sola a gestirti il tran tran quotidiano, il lavoro, la casa, le spese, la scuola, le riunioni, il parchetto, gli accompagnamenti, la piscina, la danza e l’inglese, gli inviti, le festicciole, le torte fatte in casa, le cene con gli amici, le babysitter, le visite mediche, i regali, le ninnananne, le sveglie, tutti i giorni non stop 24h su 24h, weekends compresi, sempre solo TU.
Beh, detto cosi sembra una tortura, e in effetti talvolta si ha nostalgia di un po’ di aiuto, di una sostituzione al parchetto per fare un salto dal parrucchiere, di un sabato notte senza bambini per una grassa dormita della domenica, ma…c’é un MA.
L’unione, la complicità, la forza del legame che si crea in una famiglia che conta solo sulle sue forze (e su una buona babysitter!) é speciale ed é cio’ che ripaga noi genitori expat dalle fatiche di quest’avventura.
Expat vuol dire anche macchina, tante ore di macchina.
Vuol dire aver provato almeno una volta nella vita la sensazione unica del trasloco, che come un lavaggio del sangue si compone di tre fasi: lo svuotamento – la depressione – e l’euforia del sangue pulito in circolazione, l’energia vitale, il rinnovamento.
Vuol dire aver voglia di far amicizia, uscire dalla zona di comfort e farsi passare quella puzza sotto il naso che nel tuo paese d’origine ti fa frequentare le stesse solite 5 coppie.
Vuol dire imparare a vivere nella costante incertezza del futuro, non sapere dove sarai fra un anno e decidere di non pensarci per goderti il presente. Vuol dire trasmettere ai propri figli il valore della famiglia, della curiosità, dell’indipendenza e dell’internazionalità.
Vuol dire riprovarci, “fare rete”, sedersi attorno a un caffè con altre mamme expat, brillanti professioniste in patria, e dire “cosa ci inventiamo?”. E reinventarsi. Una professione, una passione o anche solo un passatempo. E magari scoprire che, se non avessi avuto quest’opportunità, non avresti mai capito cosa volevi davvero fare da grande.
Vuol dire senso di colpa, per non esserci stata al compleanno della nonna novantenne e all’anniversario di nozze dei tuoi e porvi rimedio consacrando ogni più piccola vacanza a chi sente la tua mancanza.
Vuol dire saper cogliere: le nuove amicizie, una nuova cultura, la gioia di tornare nella tua città e ritrovare gli affetti di sempre.
Ma anche saper lasciar andare: gli amici con cui hai creato questa sorta di nuova famiglia, quelli che cambiano paese e quelli che tornano da dove sono venuti, gli affetti che ogni volta che parti ti lasci dietro, le lacrime che ti escono quando non sai più che cosa vuoi e dove stai andando, il bisogno di certezza che non ti puoi più permettere.
Non so se é la vita che voglio fare per sempre, o se é la vita che ho sempre sognato, ma so che é la vita che mi é capitata, che mi sono scelta e che adoro vivere, qui ed ora.
By La Blonde

La Blonde

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3 Comments

  • Reply Laura 21 dicembre 2015 at 13 h 43 min

    Che dire di più? Grazie per questo articolo, mi fa sentire meno sola!

  • Reply Gianni Ferrario 22 dicembre 2015 at 0 h 04 min

    Hai scritto delle riflessioni molto profonde. Un’analisi lucida e appassionata, densa di emozioni e valori e tanta voglia di vivere.
    Questo allenamento continuo ad uscire dalla confort zone ti tiene sulla corda e ti fa provare il gusto di vivere in modo maturo e vero, forse perché si coglie di più che in fondo siamo tutti di passaggio, siamo tutti migranti. La vita è un un grande viaggio.
    Grazie la Blonde !
    Gianni

  • Reply Chiara expat 2.0 1 aprile 2016 at 23 h 16 min

    Brava, hai colto nel segno!

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